Marchesi, l’umorismo al potere «Ti travolgeva con l’intelligenza»

UN OMAGGIO a Marcello Marchesi, poliedrico scrittore, umorista e giocoliere della parola, innovatore sui giornali e in televisione, alla radio e al cinema, nei libri come nella creatività pubblicitaria. È il numero del quadrimestrale “Panta” intitolato “Agenda Marchesi” e curato da Mariarosa Bastianelli e Michele Sancisi (Bompiani), in libreria da domani. Ricco di materiali inediti, disegni, appunti, scritti suoi e di altri che lo hanno ricordato (da Renzo Arbore a Maurizio Costanzo, da Ettore Scola a Paolo Villaggio), “Panta Agenda Marchesi” porta alla ribalta la figura di un autore unico per originalità, versatilità e interconnessione con la storia della cultura italiana del dopoguerra. Attivissimo fin dal periodo pre-bellico Marchesi ha lasciato il segno della sua graffiante ironia in almeno 7 diversi ambiti: il giornalismo, la radio, il teatro, il cinema, la televisione, i libri e la lingua, la pubblicità, approfonditi in altrettanti capitoli ricchi di saggi inediti, documenti e immagini. Per gentile concessione dell’editore anticipiamo un brano dell’intervento di Paolo Villaggio...

 

È UNA DELLE PERSONE più intelligenti che ho conosciuto nella mia vita. La cosa che più ti colpiva incontrando Marcello Marchesi è che aveva una marcia in più. Era molto veloce, era molto quick, molto divertente, ma era soprattutto straordinariamente colto e intelligente. La sua intelligenza era si può dire la sua qualità più evidente, ti arrivava proprio addosso. Non faceva sforzi per sembrare intelligente, lo era naturalmente. Che abbia avuto una vita speciale non stento a crederlo, episodi quasi leggendari come quelli che narrano di viaggi in bicicletta da Milano a Roma. Speciale anche per il fatto di avere avuto una lunga relazione negli ultimi anni della sua vita con una giovane donna, relazione che lui cercava di nascondere in maniera un po’ infantile. Oppure per il fatto che a un certo punto gli dissero che la moglie aveva avuto per trent’anni una relazione con un professionista che abitava nella casa di fronte. Questo aspetto un po’ beffardo forse corrisponde anche al suo carattere che cercava naturalmente di rendere paradossale tutto quello che scriveva. E quello che faceva lo viveva forse senza rendersi conto che era così simile ai suoi racconti. Anche la circostanza della sua morte è in fondo paradossale, annegato in un metro d’acqua nel mare sotto casa...

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